Le Nuove Frontiere dello Spazio: gli spunti emersi al MAM

Le Nuove Frontiere dello Spazio: gli spunti emersi al MAM

Di Manila Marcuccio 

Ieri, al Mediterranean Aerospace Matching (MAM) di Grottaglie è stata la giornata dello “Space Day”: un confronto dedicato alla discussione su “Nuove frontiere dello spazio”.

Il MAM inaugura il ritorno agli eventi in presenza, ma soprattutto l’attenzione al ruolo delle startup e delle PMI innovative nel campo aerospaziale, con un focus su piattaforme non pilotate, infrastrutture per il controllo e la gestione dello spazio aereo e tecnologie spaziali applicate ai droni. Il MAM è una piattaforma di incontro che coinvolge i diversi attori del sistema, dalle imprese, ai finanziatori, a studenti e ricercatori, con oltre 1250 visitatori registrati (oltre 800 presenze effettive nella sola giornata di apertura) e migliaia di contatti della diretta disponibile anche in streaming.

Una giornata  dedicata in particolare allo Spazio e Grottaglie; la Puglia e l’Italia tutta ne possono parlare con coscienza e orgoglio, soprattutto dopo la recente conferma (Luglio 2021) che porterà a Grottaglie la sperimentazione “per i voli suborbitali “a partire dal 2023  in linea con il Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli spazioporti in vigore dall’ottobre 2020.

Dello Spazio se ne parla in termini di Space Economy perché ormai lo “Spazio” è sempre più legato e determinante per ciò che succede sulla terra, in termini di tecnologie, economia, gestione delle risorse naturali, relazioni tra stati, sicurezza e molto altro. Pertanto, come ha ricordato Giuseppe Acierno (Presidente del DTA) nel saluto di apertura alla giornata di lavoro, l’accesso allo Spazio è importante per lo sviluppo di un paese come lo era l’accesso al mare e, quindi, al trasporto marittimo nella storia dell’umanità fino allo sviluppo del trasporto aereo.

La “democratizzazione” dell’accesso allo Spazio è ormai un obiettivo raggiungibile, anche se la sua realizzazione richiede impegno, investimenti e, anche, uno sforzo di riflessione per gestirne gli effetti.

Diverse sono le dimensioni, o i significati di “democratizzazione dell’accesso allo Spazio”.

Un primo aspetto riguarda il rendere possibile l’accesso allo spazio da parte di astronauti non professionisti. ne ha parlato questa mattina Clay Mowry, Vice Presidente, Global Sales, Marketing and Customer Experience di Blue Origin, la compagnia che, con il suo New Shepard, il 20 luglio ha inaugurato il “mercato” dei voli turistici nello spazio.  Mowry ha sottolineato come grazie alla visione di Jeff Besos e della sua Blue Origin, oltre alle ricerche e gli investimenti che ne hanno supportato lo sviluppo, sia stato possibile lanciare nello spazio e far ritornare comodamente a terra 4 persone con una formazione “specifica” durata solo 2 giorni.

Un secondo aspetto riguarda l’aver dimostrato che l’accesso allo spazio è possibile da parte di aziende private, quindi non solo da parte di istituzioni pubbliche: il progetto “visionario” di uno / pochi soggetti è ora stato realizzando, aprendo la via a molte altre sperimentazioni.

Proprio richiamando l’etimologia del termine arriviamo a capire la sfide poste dalla democratizzazione dell’accesso allo spazio: democratizzazione, dal greco démos, popolo, ma anche “governo popolare” e, nello specifico, “la più piccola unità territoriale” funzionale all’organizzazione sociale (enciclopedia Treccani).

Lo Spazio, quindi, è accessibile all’unità, al singolo, ma nell’ambito di un interesse che è interesse del popolo, quindi generale e che non può che non tenere conto, anche nel suo sviluppo, di questo interesse generale.

Si pone, quindi e prima di tutto, un problema sulle “vie” di accesso e per l’uso dello spazio.  “The road to Space” è il titolo dell’intervento di Clay Mowry che richiama il concetto divia romana” per indicare come, (d)al tempo della Roma imperiale, si fosse percepita la necessità di tracciare le vie per tutto l’impero per consentire il trasporto, e quindi la comunicazione,  il commercio, gli scambi e le contaminazioni culturali. Usando la stessa metafora, quindi, per fare in modo che “tutte le strade portino a Roma” è necessario che esse siano organizzate tra loro, interconnesse, tracciate, note e sicure.

I temi della interconnessione, della sicurezza, della collaborazione sono infatti i temi ripresi in molti degli interventi della giornata, insieme alla discussione in merito alle tecnologie che li rendono possibili.

Parlando di tecnologie, si è parlato di “contaminazione”, sottolineando come le tecnologie abilitanti per lo Spazio sono tecnologie abilitanti per lo sviluppo di beni e servizi sulla terra. Processi quali la miniaturizzazione, la digitalizzazione, la ricerca sui materiali e sui sistemi di propulsione consentono di applicare allo Spazio tecnologie e processi applicati in altri settori. Il viceversa, cioè usare in altri settori tecnologie oggetto di innovazione e ricerca nel settore aerospaziale, è fondamentale per la sostenibilità della ricerca (privata) nel settore aerospaziale. Ne ha parlato un altro panelist: Oliver Nailard, Direttore Business Development & Strategy di Reaction Engines in risposta alla domanda del moderatore su come una (piccola) azienda privata possa sostenere i costi e i rischi di una ricerca su innovazioni che possono vedere la loro realizzazione solo dopo anni e anni dal loro avvio. Così come è fondamentale in tale sviluppo anche la possibilità di usare le potenzialità dello spazio per fini commerciali.

Un’altra forma di “contaminazione” è quella data dalla collaborazione tra realtà diverse. Infatti è sempre più determinante che i progetti di ricerca e innovazione nel settore spaziale siano portati avanti a livello di consorzi con il coinvolgimento di attori di stati diversi e anche di esperti del mondo accademico, del mondo della ricerca e del mondo delle imprese. Come ricordato da Nicole Viola, Professoressa di Sistemi Aerospaziali del DIMEAS Politecnico di Torino, esperti di ambienti diversi sono portatori di esperienze, punti di vista e obiettivi diversi e sempre più spesso complementari e necessari.

Nel corso della discussione sulla frontiere dello spazio, altri due temi ricorrenti, e tra loro correlati,  sono stati la flessibilità e accessibilità in termini economici (affordability).

Affinché le innovazioni siano possibili in tempi (più) brevi, devono essere sfruttate al massimo le soluzioni flessibili e creative, p.e. in termini di modularità (Giorgio Saccoccia, Presidente ASI, ne ha parlato, per esempio, con riferimento ai sistemi di lanciatori), in termini di mix di tecnologie (Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio ne ha parlato con riferimento ai sistemi di propulsione, idrogeno solido, liquido o soluzioni ibride), in termini di combinazione di interessi (Giorgio Tumino, Chief Technical Advisor for Space Transportation di ESA ne ha parlato in termini di combinazione di interessi scientifici, commerciali e istituzionali).

La flessibilità e accessibilità sono state anche le parole ricorrenti della discussione del panel su “Space factory” al quale hanno partecipato Chiara Pertosa, Presidente SITAEL, Dan Hart, Presidente e Amministratore Delegato Virgin Orbit, Massimo Comparini, Amministratore Delegato Thales Alenia Space-Italia, Michele Franci, Chief of Delivery and Operations, OneWeb.

La discussione sulle Space Factory si è svolta in continuità con i temi affrontati sul trasporto spaziale, come p.e. le tecnologie per ridurre i costi e i tempi di sviluppo, le collaborazioni e le integrazioni orizzontali e verticali per ridurre i costi e i rischi (anche contrattuali) dello sviluppo delle soluzioni, l’integrazione di sistemi interconnessi per gestire la “supply chain” delle Space Factory, le sinergie tra obiettivi scientifici, commerciali e istituzionali. L’ing. Comparini ha sottolineato l’importanza di pensare alle Space Factory come ecosistemi, come “digital hubs” di un network di altre space factory o singoli moduli che devono comunicare e inteconnettersi. Pensare alle costellazioni di satelliti e agli altri sistemi inviati nello spazio come ecosistemi spaziali significa integrare il fine della interconnessione in tutte le fasi di sviluppo.

Le soluzioni (anche tecnologiche) flessibili, modulari e collaborative consentono di ridurre i costi e quindi rendere lo spazio davvero accessibile ad usi anche civili e commerciali. Fondamentale per la riduzione dei costi è anche la riusabilità delle componenti: una delle sfide più importanti nel settore è quello di fare in modo che satelliti e navicelle siano lanciati nello spazio e dallo spazio possano tornare, in sicurezza, sulla terra per poter essere nuovamente utilizzati.

L’ultimo tema portante della discussione odierna, ripreso in quasi tutti gli interventi è quello della riduzione dell’impatto ambientale dell’esplorazione e dell’uso dello spazio. Il trasporto e l’esplorazione spaziale sono infatti fortemente inquinanti, sia per i materiali utilizzati, sia per l’incapacità di recuperare i detriti spaziali che continuano a orbitare nello spazio.

La riduzione dell’inquinamento tramite riduzione degli sprechi, il recupero e smaltimento dei rifiuti e il continuo investimento su nuove tecnologie meno inquinanti devono continuare a essere le priorità per chiunque lavori nello spazio, a qualsiasi titolo.

In sintesi, a Grottaglie si è parlato di Spazio come elemento guida per la costruzione del nostro futuro (Building our future è il sottotitolo del MAM) e allo stesso tempo come qualcosa che è attuale, che è imminente: un futuro, quindi, non solo possibile, ma che è anche già presente.

 

Il CTNA è presente al MAM con un proprio stand per ribadire il suo ruolo a supporto di Competitività, Sicurezza, Supporto Strategico ,Imprenditorialità, Innovazione e Digitalizzazione.

 

 

Mitigazioni d’impatto ambientale per il programma Starship SN20

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In attesa di rilasciare un permesso sperimentale a SpaceX per i lanci orbitali del suo veicolo Starship SN20 ed il Super Heavy Booster BN4,  la Federal Aviation Administration – FAA – ha rilasciato una valutazione d’impatto ambientale – PEA –  lo scorso 16 settembre aperta alla valutazione del pubblico…….

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Blue Origin in appello contro la NASA

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«Sosteniamo la nostra posizione secondo cui la NASA ha selezionato una proposta non conforme al bando di gara. Ci sono serie questioni di sicurezza al riguardo e l’atto di rinuncia a questi requisiti materiali ha penalizzato noi e Dynetics». Lo ha detto Megan Mitchell, vice presidente per le questioni governative di Blue Origin, in un’intervista riportata su Space.com………..

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Luna, una giornata con Christina al Moon Village del programma Artemis: igloo di regolite “made in Italy”

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Sono le 7.10 (ora lunare) di giovedì e Christina deve sbrigarsi. Alle 8 deve essere al laboratorio mobile della Nasa al cratere Cabeus per gli esperimenti sul recupero di acqua dalle falde ghiacciate sotterranee, così frequenti al Polo Sud della Luna…………….

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