Al webinar CTNA – DTA i vincitori dell’Hackathon Copernicus hanno dimostrato che entusiasmo e determinazione non subiscono battute d’arresto. Le loro idee hanno superato tutte le difficoltà legate alla pandemia e sono diventate realtà.

                                                                  

Di Gaia Nardini

Se la pandemia ha costretto tutti a mantenere la cosiddetta “distanza sociale” i giovani vincitori dell’Hackathon Copernicus si sono organizzati: hanno intensificato la rete virtuale, superato i confini geografici e non hanno mai smesso di far circolare le loro idee e pensare al modo più rapido ed efficace per concretizzarle.

Obiettivo finale: innovare e contribuire a lasciare il segno con progetti sostenibili perché il loro futuro ma anche quello del Pianeta è strettamente connesso alla professionalità, alla contaminazione e alla tutela delle risorse.

Li abbiamo incontrati in occasione del Webinar “Più Spazio per i giovani innovatori: nuovi progetti per la tutela delle risorse organizzato dal CTNA in collaborazione con il DTA.

Un’opportunità creata per scoprire da un lato quali sono le tecnologie e le applicazioni spaziali nel settore dell’Osservazione della terra e dall’altro per mettere in contatto diretto professionisti ed esordienti affinché l’esperienza consolidata possa essere un valido supporto per le nuove leve.

Primo dato da rilevare: i ricercatori intervenuti sono giovani preparati e con le idee molto chiare, un entusiasmo contagioso e una spiccata inclinazione verso l’imprenditorialità.

Di conseguenza il confronto Big/ Esordienti è stato vivace, stimolante e infine anche strategico.

Vivace perché l’energia giovanile non conosce ostacoli che non si possano superare ma solo sfide da vincere, stimolante perché si è trattato di una preziosa occasione per i ricercatori di illustrare le difficoltà incontrate nel loro percorso e per i professionisti di proiettarli nel futuro. E infine strategico perché la domanda ha incontrato l’offerta e ogni quesito ha ricevuto risposta.

Mentre le difficoltà di carattere tecnico – come ad esempio quella evidenziata da William Cerull (progetto Waterlyzer) riguardo la selezione dei dati e l’impossibilità di creare uno standard di riferimento perché gli strumenti a disposizione non sempre lo consentono – possono essere risolte ingegnandosi, è stato evidenziato con chiarezza che per tutte le altre necessità di natura pratica, i Distretti e le Fondazioni possono tendere una mano e offrire un supporto concreto nell’individuazione della strada maestra e nel reperimento fondi.

“Si tratta di realtà che credono molto nel capitale umano, sono alla continua ricerca delle eccellenze e non perdono mai di vista l’importanza del rafforzamento dell’ecosistema” afferma Fiorella Coliolo in accordo con Giuseppe Acierno (DTA)

Piena disponibilità in questo senso anche da parte di Massimo Zotti – Planetek – la cui mission aziendale è l’intercettazione di talenti, l’individuazione di nuove idee e loro applicazione.

Roya Ayazi – Nereus – incoraggia ad usare tutti i canali e le piattaforme per lo scambio di idee e la condivisione delle esperienze con il preciso scopo di mobilitare i progetti. Invita inoltre a fare tesoro, come già sta accadendo, dei dati spaziali che l’Europa ha messo a disposizione gratuitamente per osservare la terra e favorire la sostenibilità.

“Con un po’ di ottimismo e un’accelerazione in parte già avviata per quel che riguarda gli aspetti finanziari (fondo dedicato agli investimenti nel settore spaziale) le buone idee possono trovare uno sbocco concreto nel mercato commerciale” afferma Luca Rossettini – AIPAS-   e poi allerta i giovani ascoltatori che: “interdisciplinarità, volontà, coraggio e 100% del proprio tempo sono fattori indispensabili per innovare con successo.”

“Il punto di forza dei giovani è il loro modo di pensare a livello globale e il modo migliore per entrare a far parte di questo mondo è tuffarsi dentro contribuendo direttamente alla Space Economy con progetti ambiziosi”, sottolinea MariaCristina FalvellaFodazione Amaldi “A tal proposito la Fondazione favorisce le consulenze e le assunzioni offrendosi come trampolino di lancio per i più talentuosi” conclude, invitando i giovani a candidarsi.

Sulla base di queste considerazioni ben si comprende che la parola chiave che vede tutti d’accordo è “contaminazione”, ovvero necessità di incrociare punti di vista e background diversi. Uno “Spin- in di cervelli per valutare tutte le opportunità” afferma Augusto Cramarossa (CTNA)

Se appare evidente che i ragazzi si muovono in direzione “associativa” in maniera naturale ciò che sorprende sono i risultati conseguiti in una condizione particolare come quella del post Covid 19 che li ha coinvolti in una maratona virtuale, quella dell’ultima edizione Hackathon Copernicus, perché la presenza fisica è stata impedita.

Il segreto del successo è chiaro: tra questi giovani ricercatori e lo spazio c’è stata un’attrazione immediata e non si è trattato di una semplice fascinazione bensì di una spinta. Infatti dall’elaborazione dei dati raccolti e dalla loro applicazione sono nati progetti importanti.

Vincitori dell’edizione 2020: Smart Farm, illustrato da Beatrice Procoli, per supportare gli agricoltori grazie alla smart irrigation operando un’irrigazione puntuale e controllata dei campi, prima che la pianta sia sottoposta a stress, Fishalytics spiegato da Leonardo Martinelli, il cui obiettivo è sostenere e innovare il settore dell’acquacoltura grazie all’integrazione dei dati Copernicus con i dati meteo e Waterlyzer raccontato da William Cerull, ideato per ridurre lo spreco delle risorse idriche attraverso la manutenzione mirata e puntuale delle infrastrutture.

Nel 2019 invece il premio è stato assegnato a Weter, capitanato da Giovanna Soriano e Riccardo Fallacara, un progetto focalizzato sul riuso sostenibile delle acque di vegetazione.

Per concludere è interessante prendere atto di alcuni aspetti fondamentali che sono emersi dal dibattito:

Come si sentono i giovani innovatori? Protagonisti.

E gli esperti che hanno risposto alle loro domande? Entusiasti di essere un punto di riferimento e pronti a collaborare.

E se questi sono i risultati di un anno per così dire “complicato” le aspettative sono davvero molto elevate.