09 Giugno 2020
CLEAN AVIATION: IL FUTURO DELLA RICERCA EUROPEA
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Sfide e opportunità per la comunità aeronautica italiana

Di Gaia Nardini

Il mondo dell’aeronautica sta affrontando forse la più pesante crisi della storia, l’Europa sarà in grado di rilanciarla e promuovere la competitività mantenendo la leadership nel settore?  Sì e non solo. Questa in effetti è una straordinaria opportunità per promuovere una rivoluzione “verde” in vista di un futuro migliore.

“La ricerca aeronautica europea è ben rappresentata dal programma Clean Sky, il cui obiettivo è proprio questo: conseguire la drastica riduzione dell’impatto ambientale del trasporto aereo”, ricorda Cristina Leone Presidente del CTNA.

Vediamo quindi la rivoluzione avviata da Clean Sky quanto interesse ha suscitato in questi anni: in Italia il programma Clean Sky 1 ha coinvolto oltre 80 partners, mentre 63 partners partecipano al programma in Clean Sky 2 che si concluderà nel 2023.

E ora tutta l’attenzione è sul programma Clean Aviation che continua sulla stessa linea dei suoi predecessori a creare i presupposti per conseguire gli obiettivi del Green Deal.

La Commissione Europea è in prima linea nell’organizzare la pianificazione delle risorse necessarie a traguardare queste finalità, infatti ha in preparazione 49 proposte di partnership a cui se ne potrà aggiungere un’altra dall’Italia sulla Resilienza, anche in ottica post Covid.

“Per ciascuna partnership è in corso di elaborazione una roadmap e per Clean Aviation è in consultazione in queste settimane SRIA (Strategic Research and Innovation Agenda) – afferma Luca Basile Rappresentante Italiano nello Shadow Committe di Horizon Europe on Climate Energy and Mobility (Cluster V) – In definizione anche un meccanismo per trovare sinergie e forme di collaborazione tra le Partnership, per esempio idrogeno con aviazione.”

Sempre per il ruolo determinante che occupa, la Commissione ha stabilito inoltre che per raggiungere la climate – neutrality dell’aviazione nel 2050 si passerà attraverso due step intermedi. “Tra il 2030/2035 saranno messi in servizio una prima generazione di velivoli in grado di ridurre drasticamente le proprie emissioni e poi, grazie alla maturazione di sofisticate tecnologie  -afferma Marco Protti (Leonardo Velivoli) – vedremo finalmente una generazione di velivoli completamente nuovi basati su nuovo tipo di combustibile: l’idrogeno.”

In questa grande rivoluzione ormai avviata non saranno solo i componenti meccanici a subire una trasformazione e fare un salto in avanti ma assisteremo ad una vera e propria innovazione del pensiero.

Per Luca Bedon (Avio Aero) “Non si parlerà più di motori ma di sistemi propulsivi perché saremo di fronte ad architetture che prevedono la combinazione di diverse tecnologie il cui beneficio diventerà tangibile quando ci sarà l’integrazione con il velivolo.”

Michele Arra (Leonardo Elicotteri) afferma che “Clean Aviation non riguarda solo gli aerei ma anche gli elicotteri e anche qui sono previste importanti novità: la propulsione ibrido elettrica sulle piattaforme dell’ala rotante e proiettandoci ancora più in là nel futuro i convertiplani.”

Analizzando la questione dal punto di vista delle PMI appare chiaro che questi programmi di ricerca costituiscono un’occasione straordinaria ma le difficoltà non mancano. Un esempio? Reperire informazioni e decodificare il linguaggio europeo per capire quali siano i requisiti necessari per partecipare.

Fulvia Quagliotti (Distretto Piemonte) a questo proposito ha speso parole di rassicurazione spiegando che i distretti stanno lavorando proprio in questa direzione: supportare le piccole e medie imprese affinché possano superare gli ostacoli.

“Da non sottovalutare il fatto che Clean Sky non è solo un’occasione per le grandi e piccole imprese di traguardare obiettivi ma anche per fare squadra e mettersi in relazione con una visione strategica”, afferma Luigi Carrino (DAC) che in accordo con Clean Sky supporta le imprese campane nella presentazione dei progetti e sostiene i programmi che, seppur in alto nelle graduatorie, a volte accade che non vengano finanziati.

Quale è il modo migliore per ottenere maggiore partecipazione? Risponde Alessandro Franzoni (Logic).  “La creazione di un network internazionale per identificare in modo facile e veloce quali siano le realtà di supporto e incentivazione. Poi spetta alle PMI e alle compagnie consolidate condividere reciprocamente le aspettative e la roadmap tecnologica, avere una programmazione efficace e far decollare le proprie idee.”

Infine uno sguardo anche all’Università che in effetti è il primo trampolino di lancio verso il futuro. L’innovazione forse parte proprio da qui: dai giovani.

Antonio Ficarella (Uni Salento), ci ricorda che “oggi più che mai è necessaria una buona formazione incentivata ad esempio da dottorati innovativi università/ azienda, cui si aggiunge la necessità di fare sistema paese ovvero mettere in connessione università/PMI/ enti di ricerca e la creazione di alleanze per lo sviluppo industriale e l’innovazione a livello europeo.”