Intervista a Paolo Quercia
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Dirigente Divisione Studi e Analisi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy

La nuova strategia industriale italiana con il Libro Bianco Made In Italy 2030

Il Libro Bianco individua nello “Stato Stratega”, nella centralità della manifattura e negli ecosistemi dell’innovazione i pilastri dell’orizzonte 2030: quale modello concreto di politica industriale può consentire all’Italia di passare dalla resilienza manifatturiera alla leadership tecnologica nei nuovi domini strategici?
Il libro bianco, pubblicato dal MIMIT dopo ampia consultazione pubblica e confronto con i principali stakeholder, ha il grande merito di far ripartire in Italia il dibattito sulla strategia industriale nel nostro Paese, perdutosi nel penultimo decennio del secolo scorso. Fare politica industriale oggi vuol dire intercettare i grandi segnali di trasformazione e farne volano di modernizzazione del Made in Italy. Per far questo è necessario completare nella giusta direzione la trasformazione dello Stato verso un ruolo sempre più di coordinamento strategico, che favorisca il consolidamento di ecosistemi industriali strategici, basati sulla fusione tra manifattura, servizi e ricerca scientifica.

Il Libro Bianco insiste sulla necessità di coordinamento tra livelli europeo, nazionale e regionale: quale architettura di governance pubblico-privata è necessaria per governare simultaneamente le quattro transizioni (demografica, digitale, green, geopolitica), evitando frammentazioni e massimizzando l’impatto degli investimenti industriali?
Il Governo delle quattro transizioni è molto complesso, anche perché esse non vanno nella stessa direzione, né sono sincrone. La loro magnitudine e globalità rende molto difficile ad un singolo Paese poter ridurne le asperità. Per questo la nuova politica industriale dovrà essere molto diversa dal passato. Non più intervento a latere per rimediare al fallimento del mercato, ma capacità decisiva di anticipazione dei cambiamenti, creando nuovi processi di reindustrializzazione che mettono insieme imprese private, regioni, amministrazioni centrali e, soprattutto, l’Unione Europea.

L’Economia dello Spazio e della Difesa è indicata tra le filiere del nuovo Made in Italy: quali leve industriali, finanziarie e di cooperazione europea ritiene prioritarie per consolidare una filiera aerospaziale nazionale integrata, capace di presidiare sia l’upstream sia il downstream?
C’è un Made in Italy tradizionale, rappresentato dalle cosiddette 5 A, che raffigura l’eredità storica del Made in Italy: l’arredo, l’abbigliamento, l’automazione, l’agroalimentare, l’automotive. Assieme e accanto a questo Made in Italy tradizionale vi è un nuovo Made in Italy che avanza, che presenta spazi di crescita notevoli: la Farmaceutica, in primo luogo, ma anche la Space Economy, l’Industria per la Difesa, la Cantieristica navale e la Blue Economy. Per ciascuna di queste filiere l’Italia deve puntare a presidiare i segmenti a maggiore innovazione e valore aggiunto, identificando delle grandi missioni nazionali. La corsa alle capacità spaziali e la Difesa nazionale sono oggi sicuramente due missioni fondanti la nuova politica industriale. La sicurezza nazionale è tornata centrale mentre il dominio dello spazio dischiuderà nei prossimi anni nuovi domini sia civili che militari.

Il digitale e la microelettronica sono individuati come comparti abilitanti dell’intero sistema produttivo: come può l’Italia rafforzare la propria sovranità tecnologica – dai semiconduttori al cloud, dall’AI al quantum – trasformando il digitale da fattore di supporto a moltiplicatore strutturale di produttività e competitività per il sistema industriale nazionale?
La rivoluzione digitale è iniziata negli anni ‘50. Ha visto un grande salto in avanti negli anni Novanta con l’avvento di internet pubblico e successivamente con la digitalizzazione massiva della comunicazione e quindi l’avvento di social e smarthpone che hanno trasformato il processo in consumer driven. Il nuovo salto in avanti che si sta preparando sta accadendo sotto i nostri piedi in questi giorni grazie all’avanzare della AI generativa, al machine learning, internet of things e ai robot umanoidi. La capacità di queste tecnologie di rivoluzionare i modi di produzione tradizionali trasformerà radicalmente la competitività dei sistemi industriali modificando i vantaggi comparati e dunque i rapporti di forza, tra i Paesi. Dobbiamo realisticamente capire in quali di questi comparti possiamo raggiungere una capacità nazionale di nicchia in grado di consentirci di integrarci e confrontarci con le nazioni leader della transizione tecnologica.

di Roberta Busatto