L’intervento di Cristina Leone, Presidente del CTNA
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L’industria aerospaziale è uno dei maggiori “datori di lavoro” nel settore dell’alta tecnologia in Italia. Il nostro Paese conta 54mila dipendenti e un fatturato superiore a 21 miliardi di euro nel 2024. Numeri che raccontano un settore in forte crescita e che confermano il ruolo strategico dell’aerospazio per il sistema industriale nazionale.

A confermare questo dinamismo è anche il dato relativo agli investimenti in Ricerca & Sviluppo nel periodo 2021-2024, che si attestano al 5% del fatturato, rispetto a una media nazionale dell’1,5%. Un indicatore che evidenzia chiaramente la capacità del comparto di investire in innovazione e sviluppo tecnologico.

La crescita percentuale più significativa è stata registrata dal settore spazio attraverso la Space Economy. Dall’agrifood alla logistica, fino alla sanità, sono numerosi i comparti in cui l’integrazione dei dati provenienti dallo spazio può trasformare i modelli di business e favorire l’innovazione, ampliando progressivamente il perimetro applicativo delle tecnologie spaziali.

In questo contesto si inserisce il lavoro svolto dal CTNA che, sull’esperienza della metodologia di definizione delle Roadmap Europee su aeronautica e spazio, ha utilizzato una tassonomia condivisa per poter mappare non solo i numeri ma anche le competenze tecnologiche presenti nel Paese. È stato chiesto a tutti i distretti e alle territoriali di Confindustria di identificare gli ambiti tecnologici di riferimento — oltre 330 — anche in termini di maturità tecnologica, distinguendo tra attività di ricerca, sviluppo e capacità produttiva già presente sul mercato.

L’obiettivo era quello di oggettivizzare i numeri, anche in relazione agli addetti e al fatturato, soprattutto per quelle aziende multi-business per le quali è stata considerata esclusivamente la parte afferente al comparto aerospaziale. E osservare anche il ruolo delle università.

Ma perché era importante costruire questa visione d’insieme? In primo luogo, per favorire la collaborazione tra i distretti a livello nazionale e tra cluster a livello internazionale. I cluster aerospaziali, per la natura stessa del settore, mostrano infatti forti connessioni internazionali piuttosto che locali.

Dalla mappatura è emerso inoltre che le aziende leader rimangono al centro del cluster, circondate da numerose piccole e medie imprese produttrici di parti e componenti presenti nelle regioni di riferimento. Oggi le grandi imprese “attraggono” decine di altre aziende attraverso la creazione di un ampio bacino di fornitura qualificata. Progressivamente, tuttavia, questi fornitori potranno diversificare i propri mercati al fine di ridurre la dipendenza da un unico grande cliente.

Un ulteriore elemento emerso riguarda il fatto che, nel settore aerospaziale, i cluster di produzione e i cluster di innovazione potrebbero non sovrapporsi. I prodotti possono infatti essere progettati in un luogo e prodotti in altre aree, evidenziando una geografia industriale articolata e distribuita.

A ciò si aggiunge un’altra caratteristica tipica del comparto: gli ingenti costi richiesti dai principali impianti di produzione rendono i cluster aerospaziali fenomeni di lungo periodo. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di elementi permanenti del panorama regionale, capaci di incidere stabilmente sul tessuto economico e industriale dei territori.

Infine, un ruolo fondamentale continua a essere svolto dalle autorità pubbliche, che hanno sempre sostenuto, regolamentato e promosso i distretti e i cluster aerospaziali. Le Regioni promuovono l’innovazione finanziando le cooperazioni e aiutando le PMI ad accedere alle catene di fornitura, mentre il governo centrale dovrebbe sostenere la governance del Cluster Nazionale affinché si compongano filiere lunghe e competitive a livello internazionale.